Quattro priorità d’intervento per la bonifica del Sin di Priolo individuate da Acli, Agesci, Arci, Azione cattolica italiana, Legambiente e Libera, associazioni promotrici della campagna “Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato” che ieri è approdata ad Augusta per la quarta tappa della campagna nazionale. E’ il contenuto del “Patto di comunità” presentato ieri pomeriggio all’ oratorio Santa Maria Goretti del Sacro cuore in una assemblea molto partecipata che si è svolta alla presenza di Maria Teresa Imparato responsabile nazionale della campagna “Ecogiustizia subito”, Tommaso Castronovo presidente regionale Legambiente, Anita Astuto responsabile Energia e cambiamenti climatici Legambiente Sicilia, di Lauretta Rinauro (Libera), Roberta Platania (Azione cattolica) e Simona Cascio (Arci), dei responsabili scout Agesci Augusta, del Comitato stop veleni e Piano terra. Presenti anche alcuni consiglieri comunali e il vicesindaco di Melilli Cristina Elia.
Il primo punto riguarda l’ approfondimento dello stato di inquinamento dell’area e la ripartizione degli oneri dei costi della bonifica secondo il principio di “chi inquina paga”, a seguire la bonifica immediata delle aree, a partire da quelle dove è già possibile, come il vecchio impianto Cloro-Soda e della relativa falda, ostaggio del rimpallo di responsabilità tra enti e aziende; terza priorità la ristrutturazione, revisione, razionalizzazione ed efficientamento del depuratore Ias, grazie all’utilizzo delle risorse del Fondo sviluppo e coesione 2021-2027, rendendolo idoneo al trattamento dei reflui provenienti anche da Siracusa nord e Augusta, così da evitare i prelievi di acqua di falda e la costruzione ex novo di ulteriori depuratori (come quello a Punta Cugno) e per finire la riconversione dell’intero comparto industriale metalmeccanico e petrolchimico con la realizzazione di impianti industriali dell’economia circolare e della filiera delle rinnovabili, abbattendo le emissioni climalteranti dei cicli produttivi più energivori e producendo nuovi posti di lavoro.
“Il patto è stato sottoscritto dalle associazioni –ha spiegato Enzo Parisi, di Legambiente Augusta- non è definitivo, è aggiornabile e continueremo nei prossimi mesi con iniziative concrete per sollecitare, monitorare e proporre. Cominciamo adesso nei Sin e andremo avanti fino a quando non otterremo risposte concrete per rendere reale l’ ecogiustizia subito per i cittadini”.
A mezzogiorno la campagna aveva fatto tappa a Priolo un flash mob di fronte al depuratore Ias di Priolo Gargallo, per chiedere alle istituzioni, ai decisori politici e alle strutture commissariali un’accelerazione di passo nel risanamento e riconversione industriale del polo petrolchimico di Siracusa, produttore del 20% dei carburanti consumati in Italia e di tutti i territori interessati.
“Dopo più di venticinque anni dalla sua istituzione, la bonifica e la riconversione industriale del sito di interesse nazionale, il Sin di Priolo risultano un miraggio, ostaggio di promesse mancate, ritardi burocratici e fondi bloccati, con le aziende coinvolte che ricorrono strumentalmente al Tar per sfuggire all’assunzione di responsabilità. Il rischio, molto concreto e attuale, è che il principio secondo cui “chi inquina paga”, il diritto alla salute di178.651 cittadini (censimento 2019) e lo sviluppo sostenibile, ambientale, sociale ed economico del territorio rimangano lettera morta”- hanno denunciato le associazioni.
“A qualche settimana dalla storica condanna della Corte europea dei diritti umani all’Italia per non avere garantito il diritto alla vita degli abitanti della Terra dei fuochi in Campania – hanno aggiunto- ricordiamo che il S.I.N di Priolo è dal 1998 in attesa di bonifiche, giustizia ambientale e sociale. L’ennesima storia italiana di promesse mancate, ritardi burocratici, tempi incerti e fondi bloccati, Dei 5.075 ettari di aree a terra (risultanti dopo la riperimetrazione del Decreto del Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica n. 306 del 4 settembre 2024)e dei 10.129 di area a mare, secondo i dati del Ministero dell’ambiente, dal 1998 a giugno 2024 risultano bonificati con certificazioni rispettivamente appena il 2,2% (129 ettari) e il 2,1% (121 ettari). Dunque, ben oltre il 90% del SIN è in attesa di bonifiche, mentre la popolazione continua ad ammalarsi e morire per l’esposizione a sostanze contaminanti quali amianto, diossine, PCB, metalli pesanti e solventi”.
Per le associazioni non solo la bonifica è in gravissimo ritardo ma sono urgenti anche interventi di riconversione industriale delle produzioni inquinanti verso cicli produttivi più puliti e innovativi, all’insegna dell’economia circolare, fondati sull’uso delle fonti rinnovabili e sul risparmio delle risorse, che dovrebbero auspicabilmente usufruire dell’allargamento dei benefici del Just Transition Fund, previsti ad oggi in Italia solo per il Sulcis in Sardegna e Taranto in Puglia.
Il caso emblematico della “pioggia oleosa” del 2024. Per ricordare l’emergenza, le associazioni rammentano quanto accaduto nell’agosto dello scorso anno: un’anomalia nell’impianto di raffinazione Isab sud ha provocato il fenomeno della “pioggia oleosa”, con la fuoriuscita di circa 17 tonnellate di idrocarburi “spruzzati” oltre i confini dello stabilimento nei vicini agglomerati urbani. L’impianto, posto sotto sequestro dalla procura, ha da lì a poco ripreso l’attività. Sull’accaduto è stata presentata un’interrogazione al Parlamento europeo.
La vicenda Ias/Isab. In risposta al sequestro per disastro ambientale del 2022 del depuratore Ias di Priolo Gargallo, il Governo, nel settembre del 2023, ha messo a punto il decreto “salva Isab”, disponendo la continuità produttiva dello stabilimento, al fine di salvaguardare l’approvvigionamento di carburante, mettendo in secondo piano le criticità di carattere ambientale. Difatti, il decreto fu, successivamente, bocciato dalla Corte costituzionale e infine disapplicato dal Gip. Ad oggi il destino del depuratore, e quello di molti lavoratori, è incerto: in assenza di un piano di azione di risanamento tecnico e gestionale e di una lungimirante politica industriale, pare sia inevitabile la sua chiusura.
L’impatto sanitario. Il sesto rapporto Sentieri riporta un eccesso nella popolazione, in entrambi i generi, di mesoteliomi e tumori pleurici, patologie associate all’esposizione all’amianto. Preoccupanti anche il numero di casi di tumori polmonari e malattie respiratorie, chiaramente legati all’ inquinamento atmosferico e alle emissioni industriali; e, per entrambi i generi e specialmente tra bambini e giovani, le malattie polmonari acute e infezioni respiratorie. Eccessi anche per il tumore della mammella, i tumori endocrini e del sistema riproduttivo e patologie renali, associabili all’ esposizione a contaminanti presenti nel sito.
Il Sin di Priolo si estende lungo la costa sudorientale della Sicilia affacciandosi al mare per circa 30 km e comprende i comuni di Augusta, Priolo, Melilli e Siracusa ed è conosciuto per la presenza di impianti di carattere chimico e petrolchimico (prevalentemente raffinerie), cementerie, un inceneritore per rifiuti speciali pericolosi, centrali termoelettriche, un depuratore pubblico consortile (Ias) per il trattamento dei reflui industriali e civili e due privati (Tas e Priolo servizi), discariche, l’impianto dismesso di trattamento/lavorazione amianto della ex Eternit, l’impianto Cloro-Soda della ex Enichem e l’area portuale. La contaminazione ha compromesso sia il suolo (da materiali e sostanze pericolose come idrocarburi pesanti e leggeri, Ipa, alifatici clorurati, Btex, diossine, amianto, metalli pesanti e ceneri di pirite) che le falde (da prodotti petroliferi, cloruri, metalli pesanti, idrocarburi pesanti, esaclorobenzene e diossine). Altre problematiche sono la scadente qualità dell’aria, dovuta alle significative emissioni provenienti dal polo petrolchimico, l’alterazione e impoverimento della falda idrica, causati dalla pressione di emungimento delle industrie nel corso degli anni.
Le associazioni, dopo il flash mob, hanno visitato la Riserva naturale delle Saline di Priolo: parte del Sin e gestita dalla Lipu, rappresenta una storia di resilienza che, tra ciminiere ed emergenze incendi, riesce ad essere uno scrigno preziosissimo di biodiversità, ristoro per 216 specie di uccelli (circa il 40% di tutte quelle osservate ad oggi in Italia). Dopo la Sicilia saranno a Brescia (12 marzo) e Napoli (3 aprile).
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